Il trono di Christian Dior ha forse trovato un erede: secondo le indiscrezioni rivelate oggi dal quotidiano del settore WWD, sarebbe Raf Simons, attuale designer di Jil Sander. Fonti interne alla maison dicono che starebbe per siglare un contratto con LVMH, colosso del lusso francese che controlla Dior.
Simons avrebbe quindi sbaragliato la concorrenza di Marc Jacobs, stilista americano oggi a capo di Louis Vuitton, nome che fino allo scorso ottobre era dato per sicuro nella sostituzione di John Galliano, il designer inglese licenziato da Dior dopo 15 anni di attività a causa degli insulti razzisti raccolti in un video che l'hanno portato ad una condanna.
Simons avrebbe quindi sbaragliato la concorrenza di Marc Jacobs, stilista americano oggi a capo di Louis Vuitton, nome che fino allo scorso ottobre era dato per sicuro nella sostituzione di John Galliano, il designer inglese licenziato da Dior dopo 15 anni di attività a causa degli insulti razzisti raccolti in un video che l'hanno portato ad una condanna.
43 anni, belga di origine, Simons si è laureato in design industriale nel 1991 e solo successivamente è passato alla moda. Nel 1995 ha lanciato la sua prima collezione maschile, ottenendo da subito l'interesse della stampa e dei compratori per l'avanguardia delle sue creazioni.
Minimalismo, sport, sperimentazione: sono queste le carte vincenti che l'hanno portato, nel 2005, alla guida di Jil Sander, maison tedesca passata nelle mani di un fondo di private equity alla ricerca di nuovo smalto. Per questo marchio, lo stilista ha puntato su un'estetica asciutta e gemoetrica ma colorata e sempre avanguardista. Le sue collaborazioni, poi, sono innumerevoli: si va dal brand sportivo Fred Perry a quello di borse e zaini Eastpack. Ultimamente, sempre secondo indiscrezioni, il suo nome era dato come probabile successore di Stefano Pilati, designer italiano a capo del marchio francese Yves Saint Laurent: la notizia, però, era stata prontamente smentita dalla maison.
Difficile fare un bilancio delle qualità di Simons: il suo lavoro per Jil Sander e per le proprie collezioni rappresenta uno degli esempi più raffinati e riusciti di connubio tra moda e avanguardia, tra commercio e creatività. Di sicuro, le sue ultime collezioni, concentrate sulla rivalutazione e sulla semplificazione del bon ton anni Cinquanta, hanno conquistato l'attenzione di LVMH, gruppo che ha bisogno di dare nuovo slancio creativo a Dior, oggi nelle mani del braccio destro di John Galliano, lo stilista Bill Gaytten.
Due, infatti, sono le aree che necessitano di un grande intervento stilistico: la prima è quella degli accessori, da sempre cuore del business Dior; la seconda è quella dell'haute couture, collezione fondamentale che continua a servire per alimentare il sogno di lusso di questa maison storica.
Minimalismo, sport, sperimentazione: sono queste le carte vincenti che l'hanno portato, nel 2005, alla guida di Jil Sander, maison tedesca passata nelle mani di un fondo di private equity alla ricerca di nuovo smalto. Per questo marchio, lo stilista ha puntato su un'estetica asciutta e gemoetrica ma colorata e sempre avanguardista. Le sue collaborazioni, poi, sono innumerevoli: si va dal brand sportivo Fred Perry a quello di borse e zaini Eastpack. Ultimamente, sempre secondo indiscrezioni, il suo nome era dato come probabile successore di Stefano Pilati, designer italiano a capo del marchio francese Yves Saint Laurent: la notizia, però, era stata prontamente smentita dalla maison.
Difficile fare un bilancio delle qualità di Simons: il suo lavoro per Jil Sander e per le proprie collezioni rappresenta uno degli esempi più raffinati e riusciti di connubio tra moda e avanguardia, tra commercio e creatività. Di sicuro, le sue ultime collezioni, concentrate sulla rivalutazione e sulla semplificazione del bon ton anni Cinquanta, hanno conquistato l'attenzione di LVMH, gruppo che ha bisogno di dare nuovo slancio creativo a Dior, oggi nelle mani del braccio destro di John Galliano, lo stilista Bill Gaytten.
Due, infatti, sono le aree che necessitano di un grande intervento stilistico: la prima è quella degli accessori, da sempre cuore del business Dior; la seconda è quella dell'haute couture, collezione fondamentale che continua a servire per alimentare il sogno di lusso di questa maison storica.
Di Simone Marchetti, su D - La Repubblica
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